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IODIO e SELENIO nella TIROIDE E NELLA TIROIDITE DI HASHIMOTO

Questo importante minerale traccia, così utile per il mantenimento del nostro stato di salute, è un componente essenziale degli ormoni tiroidei.
Purtroppo in tutto il mondo si evidenzia uno stato carenziale che, secondo l’OMS, è il più diffuso ed evitabile deficit che causa disturbi cognitivi nei bambini.
I livelli di iodio sembra che siano diminuiti del 50% negli ultimi 30 anni e, sempre secondo l’OMS, la carenza colpisce il 72% della popolazione mondiale.

MANIFESTAZIONI PATOLOGICHE DA CARENZA

IPOTIROIDISMO
IPERCOLESTEROLEMIA
GOZZO
CRETINISMO
INFERTILITÀ
FIBROCISTOSI MAMMARIA
CANCRO DEL SENO
AUMENTO DELLA MORTALITÀ INFANTILE

SINTOMI DA CARENZA

DEPRESSIONE
LETARGIA
AFFATICABILITÀ
BRAIN FOG
INFEZIONI RICORRENTI
FREDDOLOSITÀ/ ESTREMITÀ FREDDE
PERDITA DI CAPELLI
STIPSI
DISPNEA
PROBLEMI MUSCOLARI E ARTICOLARI
CEFALEA
PERDITA DELLA MEMORIA

La carenza di iodio, soprattutto se marcata e l’ipotiroidismo che determina induce la tiroide a compensare con il risultato di determinare una ipertrofia della ghiandola stessa dando il via alla formazione di un gozzo e spesso di noduli.

Quindi la supplementazione sembra essere la strategia migliore da percorrere, ovviamente sotto la supervisione del medico.

Purtroppo questo importantissimo elemento è anche un co-fattore che stimola la produzione di TPO, un enzima che, se si dispone di anticorpi anti anti TPO, è sotto l’attacco del sistema immunitario.
È evidente che se si incrementa la produzione di TPO è facile che si possa far deflagrare la stimolazione autoimmune dell’organismo o intensificarla.
Il TPO ha una funzione molto importante perché questo enzima provvede all’accoppiamento dei MIT e dei DIT (monoiodotirosina e diodotirosina) per formare gli ormoni T3 e T4.
Vorrei fare presente qui in questo post, perché mi pare di non averne mai dato notizia in precedenza, che per eseguire la ricerca ematica degli anticorpi anti TPO è consigliabile il digiuno nelle precedenti 8ore e stare in posizione eretta nei 30′ min precedenti l’esame di laboratorio.

Secondo uno studio pubblicato sul Yonsei Medical Journal (2003) si dimostra che assumere un eccesso di iodio causa, ma direi meglio, slatentizza, tiroidite di Hashimoto.
Alcuni medici sostengono, per le ragioni di cui sopra e dopo osservazione di pazienti con patologia autoimmune, che la somministrazione di iodio inasprisce la risposta auto-anticorpale.

Inoltre c’è da dire che molte persone, pur presentando sintomi e segni, non sono diagnosticate né per ipotiroidismo nè per hashimoto, perciò la valutazione dello stato di carenza dovrebbe essere effettivamente accertato prima di introdurre iodio.
L’esame migliore da fare sarebbe in questo caso la valutazione dello iodio urinario post carico, un esame che purtroppo non viene più adottato in Italia.
Resta il patch test che anche se non ci consente di quantificare la carenza, la può rendere evidente
La terapia con iodio non è controindicata in modo assoluto nei pazienti affetti da Hashimoto, occorre però usare prudenza e affidarsi ad un bravo medico esperto in questa terapia.

Di solito alla carenza di iodio si associa una carenza di selenio ed è buona norma fare periodo di integrazione anche di questo minerale altrettanto importante per la salute tiroidea.

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